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Espositori pubblicitari

Espositore da ufficio Italia Executive Studio Europeo di progettazione e relazioni internazionali Realizzazione e progetto grafico a cura di Valerio Barba  


Oggi su www.valeriobarbadesign.blogspot.it scopriremo le fasi di progettazione grafica che porteranno alla realizzazione di un espositore da ufficio professionale.


Iniziamo col dire  che gli espositori pubblicitari detti anche roll up sono uno di quei prodotti che un buon graphic designer conosce e progetta insieme ai materiali di ufficio che fanno parte dell'immagine coordinata di una società.

Coerentemente con il resto dell'identità visiva realizzata e presente nell' ufficio, il roll up necessita di un visual essenziale che sia la declinazione più efficace del marchio della società. Non è pensabile ridurre l'espositore da ufficio alla sua semplice realizzazione fine a se stessa. La progettazione dovrà riportare il logo, i colori e i concept della società. I roll up rappresentano una delle soluzioni più pratiche ed efficaci per la pubblicizzazione dei propri prodotti o della propria azienda sopratutto durante fiere expo o convegni, ma nessuno vieta l'utilizzo per interni.  Sono solitamente con la struttura in alluminio più o meno solida. Un roll up da tenere in ufficio può anche avere una struttura meno leggera in quanto non dovrà essere trasportato e non saranno soggetti a spostamenti d'aria.

I Roll up sono realizzati in Pvc materiale plastico sul quale avverrà la stampa e sono sorretti da un asta verticale che grazie a una base solida mantiene il roll up in equilibrio. Le dimensioni standard sono 85x200 cm, 100x200 cm, 150x200 cm.  La struttura più semplice è quella monofacciale, solo fronte. La struttura bifacciale, invece, permette di rendere visibile la grafica su entrambi i lati del roll up. Durante la fase di progettazione dobbiamo essere sicuri che stiamo lavorando con software di progettazione grafica vettoriale o che le immagini che andremo ad inserire siano di una qualità ottimale cosi da non avere sorprese in fase di stampa. L'effetto volgarmente detto sgranato sul roll up non è sinonimo di  professionalità.  Il consiglio è di usare uno stile iconico e semplice ed utilizzare  un programma vettoriale, in quanto la sua potenzialità sta nel produrre artefatti di risoluzione ottimale come in foto. 

Se non potete fare a meno di inserire immagini e sfumature utilizzate file di altissima qualità. Prima di iniziare a progettare sul pc, considerate sul vostro documento formato finito sempre un margine dal bordo del roll up in larghezza e in altezza. Parte del pvc (superiore e inferiore) sarà inserita nei supporti di alluminio, quindi oltre allo spazio da lasciare per mantenere la grafica lontana dal bordo con il rischio di essere tagliata considerate anche quella nascosta. Una volta preparato il file in formato pdf siamo pronti per la stampa, che avverà con un plotter, la stessa macchina che stampa banner e striscioni. Una volta rifilato lo stampato, il pvc viene montato sulla struttura in alluminio che ricordiamo essere avvoglibile. Il roll up è pronto per essere richiuso in una borsa ed essere trasportato in ufficio!

Valerio Barba

Accessibilità



" Un simbolo abbatte le barriere linguistiche, la principale funzione del graphic design non è quella di essere bello, ma di funzionare ovunque e per chiunque rendendo le informazioni accessibili al maggior numero di persone contemporaneamente. La comunicazione visiva non interagisce con l'interpretazione ma con la percezione di un contenuto. "

Le cinque regole per un sito perfetto!

Navigabilità

Una buona struttura di navigazione permette di guidare il flusso delle informazioni. Nel poco tempo che normalmente si dedica ad un sito la cosa più importante è proprio quella di non disorientare il visitatore. Le pagine e le sezioni devono essere logiche, semplici ed intuitive. Quindi per una efficace navigazione:

• Utilizzare le icone
• Separare i menù (primo livello, secondo livello, ecc.) sulle barre di navigazione
• Creare gruppi logici di link correlati
• Conoscere sempre in quale pagina ci si trovi (mappa del sito) per non disorientare
• Passare in un’altra area del sito attraverso la navigazione “breadcrump”.

Contenuti

Non sovraccaricare il sito (e il visitatore) di informazioni che possono stancare ed allontanare dal messaggio principale. Le informazioni devono essere raggiunte in modo logico e rapido attraverso la gerarchia dei contenuti; è questa la vera guida nella navigazione. Tre semplici consigli: 

• Impaginare utilizzando titoli, sottotitoli, e poi eventualmente suddividere in paragrafi, tabelle, ecc.
• Immagini attinenti. Realistiche o astratte devono illustrarne i contenuti e sostenere la comunicazione, non rimandare ad altro. 
• Non temere l’“horror vacui”. Gli spazi bianchi (o non riempiti) permettono di separare meglio le informazioni e i contenuti.


Pulizia, chiarezza

Non includere tutto, non stipare: la pagina deve essere libera, sgombra e quindi leggibile.

• Priorità al contenuto
• Aiutare il visitatore a trovare le informazioni che sta cercando: non confondere le aree di contenuto, da quelle di pubblicità o promozione
• Evitare troppe immagini (effetto “clutter”)
• Accertarsi della necessità dello scopo di ogni singola pagina
• Terminologia attenta e professionale con ortografia e grammatica perfette

Colore e contrasto

La lettura e la fruizione dei contenuti avviene sempre per il riuscito rapporto tra le forme, i colori e il contrasto (vedi anche norme legate all’accessibilità). Nella progettazione quindi utilizzare sempre le regole che definiscono la gerarchia di lettura e definirne il flusso (più importante, meno importante). Alcuni suggerimenti:

• Coerenza (ad esempio utilizzare fondini di colore diverso ma appartenenti alla stessa gamma cromatica)
• Utilizzare colori complementari
• Diversificare i pesi tipografici
• Limitare l’uso del testo in negativo
• Limitare la tavolozza

Invito all'azione pulsanti call action

È importante guidare sempre il visitatore nella navigazione per accedere velocemente alle informazioni ma se il pulsante “clicca qui” è sepolto in un mare di testo o è invisibile, può risultare inutile. Quindi per un “Call to Action” ottimale occorre:

• Definire un chiaro obiettivo per pagina che risponda alla domanda: “Cosa c’è per me?”
e che si ottenga un chiaro “È proprio ciò che sto cercando!” Attraverso per es.: 
• 4 semplici opzioni di: dimensione, forma, colore e posizione.


di Valerio Barba creativo, progettista grafico, amante dell'arte e del design, sperimenta tecniche artigianali, webdesigner per necessità!






Come creare un logo in cinque minuti!

Hai bisogno di creare un logo per la pizzeria del quartiere, per la confraternita di S.Antonio o per la Pro loco di un paesino in Abruzzo sperduto tra le montagne oppure per il tuo banco di mele al mercato in piazza e non sai come fare? Non hai conoscenze in merito ne conosci un tuo lontano parente che qualche volta ha giocato a fare il grafico? Nessun problema! Non ti preoccupare, ti bastano cinque minuti e una connessione Internet (anche 56 K va bene)!   

Se vuoi imparare a creare un logo in cinque minuti per la tua attività, collegati su Google Immagini e digita nella ricerca il nome della attività per la quale vuoi creare il logo. All'istante compariranno una serie di immagini bellissime che Google ha cercato per te che si riferiscono alla tua parola. Incredibile eh!
Adesso, scegli attentamente per qualche secondo l'immagine che più ti piace e cliccaci sopra. Non preoccuparti se questa immagine l'hanno utilizzata miliardi di persone per il loro logo oppure se è protetta da diritto d'autore quella clausola che vieta l'utilizzo perchè proprietà di qualcuno, siamo in Italia e che sarà mai se la nostra piccolissima azienda agricola di mele ha lo stesso marchio della Apple?! 

Una volta fatta la tua scrupolosa scelta, (la mela a colori è bellissima) fai click con il  pulsante destro del mouse sulla foto, e se la tua connessione è ancora attiva malgrado il temporale che ha distrutto l'unico traliccio che portava la linea telefonica in paese salva immagine con nome oppure trascinala sul desktop. 
Ora apri il programma Paint, software utilizzato per la progettazione grafica professionale di loghi e marchi in dotazione con Windows 98 e apri il file che hai scaricato GRATUITAMENTE.  TI si aprirà una finestra con il tuo logo su un foglio bianco e una palette di strumenti sulla sinistra. 
Adesso sei in grado come un pittore sulla sua tela di modificare a tuo piacimento l'immagine scaricata da Google. Eccezionale direi eh!  Ricordati il tuo logo deve essere colorato e bello come un opera d'arte, non deve interessarti che sia  originale funzionale e leggibile! 

 Ora scegli il pulsante gomma a forma di GOMMA e cancella quella scritta che sembra una parolaccia. (Think different). Poi scegli il pulsante testo riconoscibile da una A e scrivi il nome della tua piccolissima azienda agricola di mele! Il carattere per il tuo testo va benissimo quello standard! A chi importa il disegno dei caratteri e anni di storia in materia tipografica? Dai un nome originale mi raccomando alla tua azienda, non vorrai che si confonda con qualche tuo competitor e che non rimanga impressa nella mente delle persone. Il nome Mela per la tua azienda di mele è geniale! Poi vai su file e clicca salva con nome. 
Et voilà il gioco è fatto! In cinque minuti hai realizzato il tuo logo senza conoscenze in merito e gratuitamente in tempo da stamparlo sui volantini per la sagra del paese! Non perdere il prossimo articolo su come realizzare magliette gratis con la tua stampante di casa!
Questo articolo è dedicato a tutte quelle persone che ignorano il fatto che il progettista grafico sia una figura professionale e che credono che per fare un logo, un manifesto, una brochure ci vogliono cinque minuti e 0 competenze!     


Di Valerio Barba progettista grafico, creativo, amante dell'arte e del design, progetta marchi e identità visive, sperimenta tecniche artigianali, stampa serigrafica e incisione sul legno.






  

Falce e martello: la storia di un simbolo

[...] La falce e martello è un simbolo politico del movimento operaio. Dapprima simbolo condiviso delle organizzazioni socialiste e comuniste, nel corso del Novecento la "falce e martello" è diventato il simbolo del comunismo per eccellenza, divenendo emblema classico dei partiti comunisti. 

Sin dal medioevo il martello, spesso associato ad altri attrezzi, identificava negli stemmi le corporazioni artigianali. Le organizzazioni proletarie dell'Europa occidentale scelsero il martello come proprio simbolo di classe nella seconda metà del XIX secolo. Questi due emblemi del lavoro vennero adottati già dai partiti della seconda Internazionale, fondata a Parigi nel 1889, e si trovarono anche sulla copertina della prima edizione tedesca del Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels del 1848, ma apparvero per la prima volta in posizione "incrociata" nel 1917, durante la Rivoluzione d'Ottobre.

Alla vigilia della rivoluzione russa il martello era un simbolo della classe operaia diffuso e riconosciuto tra le file del movimento rivoluzionario russo, mentre nell'araldica russa dell'epoca la falce è frequente negli stemmi di molti villaggi e cittadine, a rappresentazione del raccolto e del lavoro agricolo. I due attrezzi vennero scelti come simboli (comunque non esclusivi) della classe lavoratrice e rappresentavano l'unità tra i lavoratori agricoli e industriali. Fu Lenin a decidere di sovrapporli nella maniera popolarmente conosciuta, mentre fu la vittoria della rivoluzione bolscevica a decretarne il successo. Fonti non del tutto accreditate riferiscono invece che la falce e martello fecero la loro prima comparsa nella storia come emblema del vessillo di un battaglione napoleonico, durante la battaglia di Austerlitz. Nella neonata Russia sovietica, il simbolo della falce e martello fu adottato per decisione governativa tra la fine di marzo e l'inizio di aprile del 1918 e ratificato nel V congresso dei Soviet il 10 giugno 1918.
 La sua prima apparizione su un documento ufficiale è del 26 giugno 1918, su un documento del Sovnarkom della RSFSR.



 Fino ai primi anni del Novecento il movimento operaio italiano era rappresentato da una molteplicità di simboli che facevano riferimento agli strumenti del lavoro manuale. La falce era già presente su molti vessilli delle leghe contadine ancor prima dell'utilizzo "ufficiale" nel simbolo sovietico. Dal 1919 anche il Partito Socialista Italiano adottò ufficialmente come simbolo quello ufficiale dei Soviet (falce e martello su sole nascente in corona di spighe), soprattutto a causa della riforma elettorale che consigliava l'unificazione dei simboli sul piano nazionale. 

 Il PSI successivamente mutò il proprio simbolo dopo la scissione del 1921 del Partito Comunista d'Italia (che mantenne il simbolo dei Soviet aggiungendoci una stella per affermare l'appartenenza alla III internazionale) apponendo sotto il simbolo della falce e martello un libro aperto [...]

Wikipedia

Carta intestata. La progettazione secondo Vignelli

Quando si parla di progettazione grafica, conosciuta volgarmente come "grafica pubblicitaria" , solitamente l'uomo comune non conosce quale sia la varietà di prodotti che un graphic designer può progettare. E' il caso della carta intestata e della modulistica che da fuori sembrerà pure un lavoro noioso da impiegato d'ufficio senza conto, ma che in realtà (se si è all'interno del settore) ha anch'esso la sua buona dose di fascino e creatività. Riporto un breve estratto dal Canone Vignelli, un importante manuale che racchiude la filosofia progettuale del famoso designer italiano. Di seguito il paragrafo dedicato alla carta intestata e alla gabbia tipografica. Valerio Barba 

Dopo aver stabilito un margine esterno di 10 mm dai bordi della pagina, dividiamo lo spazio in tre colonne destinando quella a sinistra per il logo o lasciandola vuota. Le altre due saranno usate per il testo. Lo schema generale asimmetrico comunica un senso di modernità.

In cima metteremo il nome della compagnia in modo che inizi e termini nella seconda colonna, in maniera che sia centrata sulla pagina. Se abbiamo realizzato una gabbia di sei moduli orizzontali, metteremo l’indirizzo del ricevente nel secondo modulo, seconda colonna.
 La prima piegatura della carta coinciderà col terzo modulo da dove inizierà il testo della lettera scritta con giustificazione a sinistra occupante fino al margine destro. 
A volte potremmo posizionare il logo o il simbolo sulla prima colonna proprio sotto la prima piegatura. Di solito mettiamo l’indirizzo del mittente in fondo alla pagina dividendo le informazioni tra la seconda e la terza colonna.

 L’aspetto definitivo della lettera sarà determinato nel momento in cui verrà completata col suo contenuto. 
In questo esempio ogni elemento occupa la sua propria posizione con la sua propria gerarchia.
La scelta giusta del carattere darà il look definitivo alla carta intestata. 
Ovviamente questa è solo una delle possibili combinazioni in accordo coi nostri canoni.
 Lo scopo di questo esempio è solo quello di mostrare l’uso di una gabbia nella carta intestata. Un altro tipico esempio di carta intestata è quello progettato attorno al suo asse centrale.
Per questo tipo di carta intestata disegneremo una gabbia di cinque colonne, delle quali una è per il margine sinistro, tre sono per il testo e una per il margine destro. Posizioneremo il logo in cima sulla colonna centrale. L’indirizzo sarà posizionato sul terzo modulo, allineato a sinistra sulla seconda colonna.
L’aspetto finale è maggiormente indicato per dare un tocco più tradizionale.
[…]
Naturalmente lo stesso approccio verrà usato per creare il modulo di un fax, una fattura o qualsiasi altro tipo di carta intestata. Il concetto fondamentale non cambia. Una pagina viene organizzata dalla gabbia e le informazioni vengono posizionate nel posto corretto che è sempre in relazione alla gabbia stessa. 
Lo scopo della gabbia è prevenire un posizionamento casuale e privo di significato delle informazioni sulla carta stampata. Ovviamente esistono molti modi di farlo, alcuni più ispirati altri meno.
Le immagini forniscono diversi esempi di layout per carte intestate. È come la musica dove cinque linee e sette note permettono infinite composizioni. È la magia della gabbia. Il canone Vignelli

Sei proprio il mio typo

Il libro che ho appena acquistato è che voglio consigliare oggi è di Simon Garfield. Sei proprio il mio typo, sottotitolo, la vita segreta dei caratteri tipografici. Ebbene si. Bisogna sapere che i caratteri tipografici o font che dir si voglia non solo hanno una vita più o meno nota, ma hanno una storia e un creatore, una fonderia, una casa di produzione. Cosa più importante sono portavoci un messaggio che non è solo relativo al contenuto semantico ma è l'espressione delle qualità grafiche. Di seguito la descrizione e le note di copertina del libro. 
Valerio Barba 

<< I caratteri esistono già da 560 anni. Perciò quando il britannico Matthew Carter creò il Verdana e il Georgia sul suo computer degli anni '90, come differenziò le sue A e le sue B da quelle esistenti? E come avrà fatto un suo amico a inventare il Gotham, la font che ha aiutato Barack Obama a diventare presidente? E cosa rende un carattere presidenziale o americano oppure britannico, francese, tedesco, svizzero o ebreo? Si tratta di misteri oscuri e questo libro vuole provare a svelarvi.>>

Pressoché sconosciute fino a vent'anni fa, grazie all'avvento della tecnologia informatica oggi le font sono a tutti gli effetti protagoniste del nostro quotidiano. Ma quali sono state le tappe che le hanno portate a uscire dalla ristretta cerchia di addetti ai lavori e di qualche sparuto appassionato? La risposta è in questo saggio di Simon Garfield, che rappresenta un autentico compendio della secolare storia della tipografia, da Gutenberg ai giorni nostri, che conta oltre centomila tra font e caratteri tipografici, ognuno con le sue peculiarità e le sue alterne fortune. Condito di aneddoti sul design delle parole intorno a noi, "Sei proprio il mio typo" si impone come testo di riferimento per quanti desiderano conoscere l'affascinante mondo delle font che, come sottolinea l'autore, non sono il semplice disegno di lettere dell'alfabeto, ma costituiscono un vero e proprio veicolo di emozioni. E, come vedremo, è proprio in virtù di questa loro innata capacità comunicativa che, in molti casi, sono finite per diventare icone universalmente riconoscibili, scolpite per sempre, nel bene e nel male, nell'immaginario collettivo di ogni epoca e latitudine.

Simon Frank Garfield (nato il 19 marzo, 1960) è un giornalista e un autore britannico. Ha studiato presso l'University College School indipendente in Hampstead, Londra, e alla London School of Economics, dove è stato direttore esecutivo di The Beaver.

Blu di Michel Pastoureau

[...] Nella scienza greca e poi romana, certe teorie riguardanti la visione sono molto antiche e attraversano i secoli senza evolversi; altre sono più recenti e dinamiche. Tre grandi correnti si contrappongono. La prima esposta da Pitagora sei secoli prima di Cristo, ipotizza che dai raggi escano dall'occhio e vadano a cercare la sostanza e le qualità degli oggetti visti; fra tali qualità figura naturalmente il colore. La seconda proposta tra gli altri da Epicuro, sostiene invece che siano i corpi stessi a emettere raggi o particelle che si dirigono verso l'occhio. La terza più recente a partire dai secoli IV III avanti Cristo, considera, sulla scia di Platone, che la visione dei colori proviene dall'incontro di un fuoco visivo uscito dall'occhio e di raggi emessi da corpi percepiti [...]  Michel Pastoureau

Ormai è il colore preferito dalla maggior parte delle persone, eppure la storia ci insegna che non è sempre stato così: presso gli antichi Greci e Romani, per esempio, il blu aveva una connotazione fortemente negativa, tanto da essere associato agli spregevoli Barbari. A documentare la lenta ma progressiva inversione di tendenza che lo riguarda è un esperto in materia come Michel Pastoureau, che ripercorre le principali tappe di questo significativo rovesciamento e da vita a un articolato excursus storico che mette in luce l'uso quotidiano, la "rivalità" con gli altri colori, il valore simbolico, il ruolo economico, artistico e letterario che il blu ha avuto dal Neolitico sino ai giorni nostri. Considerato un fatto sociale in piena regola, il blu e le sue alterne fortune rappresentano pertanto il ritratto in continuo divenire di una società, quella umana, costantemente impegnata a fissare e ridefinire la propria scala di valori.

Michel Pastoureau (Parigi, 17 giugno 1947) è uno storico, antropologo e saggista francese. figlio dello scrittore francese Henri Pastoureau, dopo gli studi da archivista presso l’École nationale des chartes, dal 1972 al 1982 lavora al Cabinet des medailles dellaBibliothèque nationale de France. Dirige l'École pratique des hautes études, presso cui è titolare dal 1983 della cattedra di Storia della simbologia medievale. È membro dell’Académie internationale d'héraldique e vice presidente della Sociéte française d’héraldique. Autore di numerosi saggi di araldica, numismatica, sigillografia, ha svolto estese ricerche su bestiari e simboli medievali ed è conosciuto soprattutto come storico del colore[1]. Nel 1996 ha ricevuto la laurea honoris causa presso l’Università di Losanna. Nel 2010 con il saggio I colori dei nostri ricordi, uscito in Francia con l'Éditions du Seuil, ha vinto il Prix Médicis.

Santa Claus & Coca Cola, un brand tradizionale

La storia di Santa Claus, racconta, secondo varie rappresentazioni giunte fino a noi che questi vestisse di verde, sulla base delle tradizioni scandinave da cui è nato il mito. Il colore rosso dei suoi abiti gli è stato attribuito in seguito da un marchio, quello della Coca Cola, che per avvicinarsi al mercato dei bambini, modellò l'originale Santa Claus regalandogli un nuovo look sapendo imporre la sua figura  così come la conosciamo oggi, rigorosamente in rosso. In effetti i colori sono quelli del marchio della bibita, e il personaggio apparve in una campagna pubblicitaria del 1931, accompagnando l’espansione egemonica della cultura a stelle e strisce: la stessa che ha sostanzialmente scristianizzato il Natale, togliendo ogni riferimento alla nascita di Gesù. Fino al 1930 Santa Claus era dipinto con un aspetto elfico, piccolo e magro, finché l’artista Fred Mizen non disegna un personaggio diverso, paffuto e vestito di rosso che beve un bicchiere di Coca Cola, immagine poi utilizzata dal brand nella campagna stampa natalizia dello stesso anno. La campagna ottiene da subito un grande successo, tanto che l’anno dopo Coca-Cola Company incarica il disegnatore Haddon Sundblom di creare delle illustrazioni pubblicitarie con protagonista un Santa Claus paffuto e umano, che si rifaccia al disegno di Mizen e che riesca ad entrare in empatia con i consumatori. 

Sundblom accentuò le caratteristiche del Santa Claus leggendario per renderlo l’uomo perfetto della Coca-Cola; vestito di rosso brillante, sempre allegro e colto in stravaganti situazioni concluse con la famosa bibita in mano alla fine di una dura notte di lavoro a consegnare doni. Negli anni successivi il Babbo Natale della Coca-Cola inizia a diventare un simbolo ufficiale delle feste, e le campagne pubblicitarie del brand ottengono sempre più consenso; In una serie di disegni pubblicati nel 1869 si può apprezzare il personaggio pressoché identico all’attuale e con le stesse abitudini.  Nel 2001, Coca-Cola inizia anche con le campagne pubblicitarie televisive, e il primo spot diretto dal premio Oscar Alexandre Petrov, riprende proprio un’opera di Sundblom e il risultato è senza dubbio encomiabile. Coca-Cola quindi, attraverso ottime azioni di marketing, è riuscita a influenzare l’immaginario della popolazione americana e a cascata anche quelle degli altri paesi, riuscendo in un’impresa più unica che rara: collegare a doppio filo il suo brand al simbolo per eccellenza delle feste natalizie, Babbo Natale.

Valerio Barba

Henri de Toulouse-Lautrec in mostra!

Manifesti, illustrazioni, copertine di spartiti e locandine. Attraverso questa esposizione sarà possibile conoscere a tutto tondo l'opera grafica di Henri de Toulouse-Lautrec, indiscusso innovatore delle tecniche di stampa fine Ottocento e della riproduzione su vasta scala del manifesto pubblicitario. Di seguito solo alcune immagini che documentano la visita al museo dell'Ara Pacis a Roma dove è allestita la mostra.

Valerio Barba







The Vignelli Canon



















Il famoso designer italiano Massimo Vignelli ci lascia intravedere in questo libro la sua idea di buon design, le sue regole e i suoi criteri. Egli utilizza numerosi esempi per tradurre le domande in pratica - dalla progettazione del prodotto, alla segnaletica, alla progettazione grafica e di identità visiva. Mette così a disposizione dei giovani designer un importante manuale che, nella sua chiarezza, sia in termini di problematiche che visivamente è interamente riservato al moderno design targato Vignelli.
Aiap

Ora che l’euforia provocata dal miracolo dell’ universo elettronico è scemata trai designer grafici, aprendo la strada al riconoscimento che anche il più ingegnoso software non potrà mai rimpiazzare i principi basilari di un buon design, Massimo Vignelli ci offre il suo canone del design. Questo piccolo libro, è portatile quanto un coltellino svizzero, ed è ugualmente utile.  Non il testamento di una star del passato, Questo manuale è invece il credo completamente contemporaneo di un osservatore critico ed impegnato degli sviluppi tecnologici, di uno per il quale le regole del design graficonon sono cambiate dall’epoca analogica - punto di vista che condivido. Sono felice di pubblicare “The Vignelli Canon”,che riassume la struttura elegante e assolutamente moderna del suo lavoro, dagli inizi del 1960. Questo libro fornirà a molti designer, linee guida essenziali verso le loro stesse realizzazioni. 
Prefazione di Lars Muller

Fluctuat nec mergitur




Lo stemma della città di Parigi, nella sua forma attuale, risale al 1358, anno in cui il re Carlo V concede il capo seminato di gigli di Francia. La nave, chiamata Scilicet, era l'emblema della potente corporazione dei Nautes o Marchands de l'eau (mercanti dell'acqua), che gestì la municipalità durante il medioevo. Il motto della città, « Fluctuat nec mergitur » naviga ma non affonda, è sempre un riferimento a questo battello. Il motto compare per la prima volta alla fine del XVI secolo, ma fu ufficializzato solo da un decreto, datato 24 novembre 1836, del Barone Haussmann.
 Nella rappresentazione completa l'arma riporta le decorazioni che la città è autorizzata a inserire sul proprio stemma, la legion d'onore (decreto del 9 ottobre 1900), la croce della Guerra 1914-1918 (decreto del 28 luglio 1919) e la croce della Liberazione (decreto del 24 marzo 1945). Al di sopra dello stemma è presente una corona muraria d'oro a cinque torri, mentre a destra è presente un ramo di quercia e a sinistra uno d'alloro. Il motto è solitamente riportato al di sotto.
Una nave, o un vascello, sembra essere stata da sempre il simbolo della corporazione dei marchands de l'eau che è all'origine della nascita della municipalità parigina. Questo simbolo potrebbe anche risalire ai nautes di Lutezia dell'età gallo-romana, anche se la sua forma non è sempre stata la stessa.



La prima menzione dell'arma di Parigi è del 1190 allorquando Filippo Augusto, al momento della partenza per la Terra santa, concede il primo blasone alla città: I colori tradizionali della città di Parigi sono, da lunga data, il rosso e il blu. La loro prima apparizione ufficiale è dell'anno 1358, quando Étienne Marcel, prevosto dei mercanti, all'epoca in conflitto con il delfino di Francia, futuro Carlo V, fece vestire ai suoi partigiani degli chaperon rossi e blu. I colori di Parigi, blu e rosso, uniti al bianco della casa reale diedero origine al tricolore francese. Wikipedia



Fluctuat nec mergitur - Paris - Redesign di Barba Valerio  

Queen Logo

IL 5 settembre del 1946 nasceva a Zanzibar Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury. Fondatore nel 1970 dei Queen, gruppo rock britannico, icona indiscussa del glam rock è ricordato per il talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco.

Nel 1972, Mercury, grazie alla sua formazione come grafico al Ealing Art College di Londra, disegnò il logo dei Queen. Lo stemma dei Queen, conosciuto anche con il termine inglese Queen Crest, venne disegnato poco prima dell'uscita del primo album della band; infatti la versione originale del logotipo dei Queen, divenuto segno distintivo del quartetto, è riportato inoltre sul retro della copertina di Queen. L'immagine, che comparve per la prima volta in copertina con A Day at the Races nel 1976, è inoltre presente, in diverse versioni, nelle copertine degli album A Night at the Opera, Greatest Hits II e Queen Rocks. 
Mercury aveva disegnato questo logotipo perché voleva per il suo gruppo "un simbolo dell'epoca", basandosi sullo stemma reale del Regno Unito, integrando per questo motivo eleganza, patriottismo e regalità. Questo logo, di cui esistono diverse versioni, era spesso visibile sulla grancassa della batteria di Taylor, durante i loro primi concerti.

L'immagine include i segni zodiacali dei quattro componenti della band; due leoni rampanti, che identificano Taylor e Deacon, presidiano la corona della regina al centro di una "Q" (Queen), sormontata da un granchio color bronzo metallico che indica il segno di May, il Cancro, sopra il quale si libra un anello di fiamme che dà l'impressione di una seconda corona. Due fate bianche, a rappresentare la Vergine, che identifica Mercury, contrapposte al color senape dei leoni, osservano dal basso la lettera.

Tutti gli elementi sono sovrastati da una grande fenice con le ali spiegate, uccello mitologico conosciuto per la capacità di ritornare in vita dalle sue stesse ceneri, scelta in segno di immortalità e speranza. Il giallo e l'arancio sono i principali colori dello stemma, con una sfumatura di rosso per quanto riguarda la fascia che forma la "Q". Sulla parte inferiore, il nome "Queen" appare in stile latino, con curvature ben definite.

Wiki




Geralde Scarfe Tribute

Gerald Scarfe è un fumettista britannico, di grande fama nell'Inghilterra degli anni settanta. Ferocemente satirico, spesso nelle sue vignette usava trattare argomenti (la scuola, l'esercito, il progresso) che si avvicinavano molto a quelli cari a Roger Waters, con cui collaborò per la realizzazione delle animazioni del tour di Wish You Were Here dei Pink Floyd e per il film Pink Floyd The Wall. Di seguito una raccolta di illustrazioni parte integrante di The Wall.