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IKEA - Let's Relax


It's a meal. Not a competition. Let's relax. E' solo cibo. Non è una gara. Rilassiamoci.
Con questo spot Ikea prende in giro gli instagrammer pronti a fotografare qualsiasi cibo si trovi nel loro piatto. Lo spot surreale probabilmente  ambientato in una Francia pre-rivoluzione traspone l'usanza attuale di fotografare le pietanze immaginando come sarebbe stata questa maniacale abitudine all'interno di una cena regale di fine ottocento.

Valerio Barba   

Fruit of loom docet!

Prendo spunto da un'articolo molto interessante tratto da Creatività & Ispirazione, il blog di Emanuela di Natale (copywriter, social, media manager) -- >> http://www.emanueladinatale.com/fruit-of-the-loom-fake-store/.
La blogger racconta come il brand Fruit of Loom, azienda multinazionale che produce e commercializza non solo capi d'abbigliamento a prezzi contenuti tra cui biancheria intima, possa riuscire attraverso una campagna fake, con una semplice operazione di naming e restyling nel marchio, nell'arredamento dello store e nel packaging del prodotto a vendere lo stesso prodotto facendolo passare per un raffinato capo di alta qualità.

L'idea riuscitissima e documentata nel video ha fatto si che persino un rappresentante del rinomato marchio di Victoria's Secret potesse essere tratto in inganno. Questo video è la prova certa che l'identità di un marchio è uno strumento indispensabile del quale tutte le attività dovrebbero dotarsi per risultare competitive. Non è pensabile cercare di avviare una qualsivoglia di attività senza pensare alla cura e all'immagine del proprio brand! 


Non bisogna stupirsi se alcuni marchi on line sono più competitivi di altri che sono assenti dal web, oppure se alcuni servizi on line hanno soppiantato attività con alle spalle anni di esperienza sul campo. Saper comunicare bene, dotarsi di un'identità grafica, affidare la propria immagine ad un esperto può tranquillamente far passare come nel caso di Fruit of loom lo stesso prodotto per una lingerie di alta qualità.


Valerio Barba


The Corporation

Oggi voglio consigliare la visione di The corporation un documentario canadese del 2003. L'immagine in foto non ha bisogno di ulteriori commenti. E'  diretto da Mark Achbar e Jennifer Abbott e tratto dall'omonimo libro di Joel BakanIl documentario analizza il potere che hanno le multinazionali nell'economia mondiale, dei loro profitti e dei danni che creano.    Valerio Barba

Le corporation sono oggigiorno persone giuridiche che hanno l'obbligo di mettere la tutela dei loro azionisti, cioè la realizzazione di un profitto, al di sopra di ogni altro obiettivo. Per questo, esse non hanno alcun interesse a salvaguardare la natura o il benessere dei lavoratori: ad essere danneggiata dall'opera delle multinazionali, quindi, è la società. Il documentario spiega questo fenomeno e lo illustra con vari esempi, che comprendono, fra l'altro: lo sfruttamento della manodopera, specialmente nei paesi centroamericani, portato alla luce dalle indagini del Comitato Nazionale Americano per il Lavoro; la sintetizzazione e la diffusione di sostanze chimiche pericolose per la salute, come il DDT e l'Agente Arancio, prodotto dalla Monsanto e usato in Vietnam dall'esercito americano; la somministrazione alle mucche di un ormone (l'rBGH della Monsanto, detto anche rBST o Posilac). 

Questa sostanza, considerata sicura dalla Food and Drug Administration (FDA), avrebbe dovuto aumentare la produzione di latte, ma invece ha provocato casi di mastite (infiammazioni delle mammelle) delle mucche, che a sua volta ha provocato l'infezione batterica del latte. Un programma di Fox News ne avrebbe dovuto parlare, ma la Monsanto, con l'appoggio della Fox stessa, l'ha censurato; l'inquinamento delle fabbriche e di allevamenti animali; la pubblicità rivolta ai giovani di oggi, più sofisticata e creata appositamente perché i bambini condizionino gli acquisti dei genitori. Le corporation fanno leva sulla loro vulnerabilità per vendere i propri prodotti e per creare un esercito di "piccoli consumatori" che hanno cieca fiducia nelle multinazionali;  la diffusione di pubblicità occulta per introdurre un marchio nella vita quotidiana;

il processo condotto dalla General Electric e dal prof. Chakrabarty contro l'Ufficio brevetti americano, che aveva rifiutato di brevettare un batterio geneticamente modificato.  Prima di questo processo non era possibile brevettare esseri viventi, ma dopo la vittoria della multinazionale, questa regola è stata modificata e ora il divieto vale solo per la specie umana; le privatizzazioni dei beni pubblici, fra cui quella dei servizi idrici di una città boliviana (Cochabamba) che dava la possibilità a una multinazionale di distribuire l'acqua in cambio di un quarto del reddito dei cittadini, prevaricando, inoltre, i loro diritti. La popolazione si ribellò, ci furono degli scontri che provocarono numerosi feriti e un morto; la collusione fra le corporation e i regimi dittatoriali, specialmente fra l'IBM di New York e il Terzo Reich. Guarda l'intero documentario su You tube -->> https://www.youtube.com/watch?v=Sa74wjxGfH8


Santa Claus & Coca Cola, un brand tradizionale

La storia di Santa Claus, racconta, secondo varie rappresentazioni giunte fino a noi che questi vestisse di verde, sulla base delle tradizioni scandinave da cui è nato il mito. Il colore rosso dei suoi abiti gli è stato attribuito in seguito da un marchio, quello della Coca Cola, che per avvicinarsi al mercato dei bambini, modellò l'originale Santa Claus regalandogli un nuovo look sapendo imporre la sua figura  così come la conosciamo oggi, rigorosamente in rosso. In effetti i colori sono quelli del marchio della bibita, e il personaggio apparve in una campagna pubblicitaria del 1931, accompagnando l’espansione egemonica della cultura a stelle e strisce: la stessa che ha sostanzialmente scristianizzato il Natale, togliendo ogni riferimento alla nascita di Gesù. Fino al 1930 Santa Claus era dipinto con un aspetto elfico, piccolo e magro, finché l’artista Fred Mizen non disegna un personaggio diverso, paffuto e vestito di rosso che beve un bicchiere di Coca Cola, immagine poi utilizzata dal brand nella campagna stampa natalizia dello stesso anno. La campagna ottiene da subito un grande successo, tanto che l’anno dopo Coca-Cola Company incarica il disegnatore Haddon Sundblom di creare delle illustrazioni pubblicitarie con protagonista un Santa Claus paffuto e umano, che si rifaccia al disegno di Mizen e che riesca ad entrare in empatia con i consumatori. 

Sundblom accentuò le caratteristiche del Santa Claus leggendario per renderlo l’uomo perfetto della Coca-Cola; vestito di rosso brillante, sempre allegro e colto in stravaganti situazioni concluse con la famosa bibita in mano alla fine di una dura notte di lavoro a consegnare doni. Negli anni successivi il Babbo Natale della Coca-Cola inizia a diventare un simbolo ufficiale delle feste, e le campagne pubblicitarie del brand ottengono sempre più consenso; In una serie di disegni pubblicati nel 1869 si può apprezzare il personaggio pressoché identico all’attuale e con le stesse abitudini.  Nel 2001, Coca-Cola inizia anche con le campagne pubblicitarie televisive, e il primo spot diretto dal premio Oscar Alexandre Petrov, riprende proprio un’opera di Sundblom e il risultato è senza dubbio encomiabile. Coca-Cola quindi, attraverso ottime azioni di marketing, è riuscita a influenzare l’immaginario della popolazione americana e a cascata anche quelle degli altri paesi, riuscendo in un’impresa più unica che rara: collegare a doppio filo il suo brand al simbolo per eccellenza delle feste natalizie, Babbo Natale.

Valerio Barba

Esperimenti sul segno al Teatro di Arsoli La Fenice - Programma

TEATRO COMUNALE LA FENICE DI ARSOLI
piazza dei Martiri Antifascisti, 1 - Arsoli (RM)

Domenica 13 dicembre - Esperimenti sul segno

Festival multidisciplinare, musica, fotografia, pittura. recitazione arte emergente e sperimentale.

(Programma in aggiornamento)

ore 11.00 apertura mostra

Magic Sky, fotografie di Stefano Viti
Voli Pindarici, pitture di Annamaria Flamini e Paolo di Censi
Proiezione fotografica, Una foto dalla Valle
Esperimenti sul segno, pirografie di Valerio Barba
So-(Q)quadri, fotografie di Martina Santoro
Creazioni Artistiche di Giorgia Lattanzi
Stand up di fotografia per concerti a cura di Vincenzo Bello

ore 16.00 inizio esibizioni fino al termine dell'evento

Letture Espressive di Valerio Barba
Performance di Giorgia Lattanzi
Musiche emergenti di Stefano Barba e Daniele Ciucci
Esperimenti Sonori di Andrea Cauduro
Lato del cerchio, esibizione inedita a cura del Dada Circus

con la partecipazione de "La scena sognata" i giocattoli scenici di Robby Scodnik a cura dell'ass. Settimo Cielo

INGRESSO LIBERO

Guarda l'evento su facebook -->> Esperimenti sul segno
Segui le news su www.valeriobarbadesign.blogspot.it
info: barbavaleriodesign@gmail.com

Biglietti da visita

Una piccola raccolta di biglietti da visita progettati e realizzati per una serie attività: progettista grafico, studio dentistico, pittrice, ristorante, sindacato. Progettazione grafica e stampa (in continuo aggiornamento) Valerio Barba









Progettazione grafica

Di seguito una raccolta di lavori di grafica pubblicitaria realizzati come prove di idoneità per l'inserimento all'interno di agenzie e studi di progettazione grafica dopo colloqui lavorativi. La prima immagine è un volantino A4 fronte e retro con una serie di offerte commerciali. La progettazione attraverso lo stile fotografico è semplice e accattivante. La scelta delle immagini, l'impostazione del testo sono tutto. La seconda immagine è una locandina per Comunika, istituto specializzato nella formazione. L'idea creativa sta nella associazione tra claim e immagine iconografica. La citazione famosissima di Cartesio e un cervello in stile iconico con idee che gli fluttuano intorno.  La terza immagine Save the date è una cartolina o postcard. Esperimenti sul segno è un evento del quale io sono idealmente l'autore. E' una mostra? è  un laboratorio? Cos'è? E' un principio di comunicazione che spinge il ricevente della cartolina ad incuriosirsi e visitare una pagina sul web e a tenere a memoria una data. La quarta immagine è un flyer per una serata Drag queen. Festa folle e kinky, the trasformismo show. Chi meglio di un travestito truccato da Joker celebre personaggio per esprimere tale concetto. 

Progettazione grafica, impaginazione, fotoritocco (joker), iconografica ideazione e realizzazioni a cura di Barba Valerio 




Offerta commerciale, depliant

Comunika, Master in filosofia, locandina
Save the date, post card

Master Drag, the trasformismo show, flyer

Herbert Lubalin

 Herbert Lubalin  nasce a New York nel 1918. È riconosciuto come uno dei più grandi maestri di grafica e design, da sempre. Per oltre quaranta anni, Lubalin, contribuisce ad innovare e rendere più vivace la grafica in tutti i settori nei quali lavora. 

I suoi lavori, infatti, vengono esposti nei musei di tutto il mondo, da Parigi a Barcellona, da Tokyo a San Paolo. La passione di Herb Lubalin è sicuramente la tipografia...i caratteri. Non si stanca mai di ripetere che, secondo lui, ogni art director dovrebbe conoscere molto bene tutti i caratteri esistenti e dovrebbe usarli in modo elastico, malleabile. 

Lubalin, infatti, usa i caratteri in modo estremamente flessibile, li compatta, li allunga e addirittura li ridisegna. In un suo commento sottolinea che "I caratteri devono parlare da soli, come le immagini. Da oltre 500 anni siamo abituati a considerare i caratteri semplicemente per il loro contenuto semantico e ne trascuriamo quello grafico. Bisogna abbandonare questa mentalità e iniziare a trattare i caratteri come elementi dotati di vita propria".(tratto da "I Grandi Maestri della Grafica - Fabbri Editori) Lubalin, nel 1945, diventa art director della "Sudler & Hennessey" (agenzia di pubblicità specializzata in prodotti farmaceutici). Questa esperienza è importante, per Lubalin, sia dal punto di vista artistico che manageriale. L’artista riesce a creare intorno a se, un gruppo di giovani designers, ai quali ispira stima e riesce a trasmettere stimoli e passione. Lui pretende sempre il meglio da se e dai suoi collaboratori ma la sua cordialità rende tutto più facile e costruttivo. 

Il manifesto antimilitarista (NO MORE WAR) risale a questo periodo: il carattere lineare e grassetto, il fondo nero, gli insetti che camminano sulle scritte, trasmettono inquietudine e un’angoscioso senso di morte. Nel 1964, Lubalin, apre lo studio "Herb Lubalin Inc" che si trasforma nel tempo, fino a divenire, nel 1980, il "Lubalin, Peckolick Associates Inc". Inizia ad occuparsi, non solo di pubblicità, ma anche di packaging, grafica editoriale e progettazione dell’immagine aziendale coordinata per società importanti. 
I suoi maggiori successi editoriali li riscontra con le riviste "Eros" e "Avant Garde" che sbalordiscono i lettori americani, non solo per i contenuti editoriali trasgressivi ma soprattutto per la veste grafica. Lubalin disegna il logo "Avant Garde" inventando perfino un font che porta lo stesso nome e che diventa molto presto uno dei caratteri più usati dai graphic designers  e art director del mondo. 
Nel 1974 fonda la rivista tipografica "U&Lc."; questa creazione gli da la libertà di promuovere autonomamente le proprie idee sulla grafica e di occuparsi più profondamente del mondo tipografico. Con la rivista "U&Lc." che diventa la più importante nel settore dell’industria tipografica (vengono presentati ogni anno, provenienti da tutto il mondo, circa 100 caratteri nuovi), Lubalin conferma la sua destrezza di disegnatore a livello internazionale. Herb Lubalin è ricordato ancora oggi non solo per le sue doti di artista geniale ma anche per quelle di eccellente insegnante. Insegna per molti anni alla Cooper Union School di New York e nelle principali università americane ed europee.

Business Card

Aggiornato 30.06.2017

Pensi anche te che la prima impressione è quella che conta? che presentarsi in una maniera distinta ti aiuti molto nei rapporti di lavoro? 

E' importante avere un biglietto da visita professionale. Qualunque cosa si dica è l'abito fa il monaco. Si! perchè specialmente nel mondo della pubblicità apparire è tutto. Quindi presentarsi con un biglietto da visita poco curato e banale non aiuta a farsi notare. Ma che cosa è un biglietto da visita? Un biglietto da visita non è altro è un cartoncino non più grande di 9 x 6 cm che ha la funzione di presentarci agli altri in maniera distinta. Per "distinta" si intende che la grafica del nostro biglietto da visita dovrà essere talmente originale da differenziarsi da quelle di altri e da rimanere impressa nella mente del fruitore, ovvero di chi riceve il biglietto, tanto da essere contattati.

Non siamo i soli a cercare opportunità lavorative e se vogliamo farci notare dalla moltitudine dobbiamo affidare la progettazione grafica ad esperti designer grafici e creativi.  Sul biglietto da visita dovranno esserci le informazioni principali. Nome, cognome, professione, recapiti, telefonici e mail, link di un sito o di un blog. Quelle informazioni necessarie e fondamentali per essere contattati.    

Non si può pretendere di essere conosciuti per il lavoro che si fa ed essere contattati senza un biglietto da visita originale!  

di Valerio Barba, progettazione grafica e stampa, creativo, amante dell'arte e del design, progetta identità visive, tecniche manuali, incisione sul legno e artigianato sostenibile

PROGETTAZIONE GRAFICA E REALIZZAZIONE BIGLIETTI DA VISITA 
Per info scrivi a barbavaleriodesign@gmail.com



Cos'è una coppia creativa?

Chiedete a dieci persone, pescate a caso, cosa sia una coppia creativa, cosa sia un copywriter, cosa sia un art director. Almeno cinque tireranno in ballo il diritto d'autore, confondendo copywriter con copyrigth. Altri cinque sicuramente faranno riferimento al cinema e al teatro riguardo la direzione artistica di spettacoli dal vivo, ma nessuno vi parlerà di pubblicità. Oltre che oscuri, i pubblicitari sono spesso impopolari, c'è chi li giudica fatui e diabolici al tempo stesso, mentitori di mestiere, istigatori di consumi superflui. Spacciatori melliflui e invadenti di prodotti di virtù esagerate.  (Parafrasando Confessioni di una macchina da scrivere)

Copywriter e art director

In un'agenzia di pubblicità classica copywriter e art director lavorano sempre insieme, integrando le parole e le immagini della comunicazione pubblicitaria formando la coppia creativa. Entrambi elaborano idee creative a partire da una strategia creativa. Questa viene solitamente prodotta all'interno dell'agenzia, dal reparto strategico o dal reparto account, e risponde al brief (il complesso delle informazioni sul prodotto, il suo mercato, i suoi concorrenti, il suo posizionamento, il suo pubblico, i suoi obiettivi di comunicazione) che il reparto marketing dell'azienda cliente ha formulato. A volte è il copywriter stesso a formulare una proposta strategica (copy strategy) a partire dal brief del cliente, o a dettagliare la strategia creativa prodotta dall'agenzia. Il cuore di una strategia creativa, e di una copy strategy, è il concept: l'idea distintiva e originale che promuove il prodotto rispondendo alle richieste espresse nel brief. 

Ciascuna campagna pubblicitaria viene progettata dalla coppia creativa a partire dal concept, e declinata sul medium o sui media pianificati per raggiungere nel modo più conveniente il segmento di pubblico a cui la comunicazione è diretta. Se si tratta di una campagna in uscita sulla stampa quotidiana o periodica, o in affissione, la coppia creativa produce bozze delle pagine o dei manifesti. 

Se si tratta di televisione, si produce generalmente uno storyboard che dettaglia lo sviluppo audio e video del telecomunicato. A volte, per trasmettere in modo più semplice e sintetico lo spirito del telecomunicato, si preferisce presentare un semplice script accompagnato da una o più immagini-chiave. I materiali progettati dalla coppia creativa, dopo essere stati sottoposti al giudizio del direttore creativo, vengono presentati al cliente dall'account. Il cliente, a sua volta può approvare le proposte, respingerle, o chiedere approfondimenti e modifiche. Le campagne pubblicitarie sono solitamente il frutto di una lunga mediazione tra le parti (cliente da un lato, agenzia e creativi dall'altro).

Manifesto

Una piccola raccolta di manifesti progettati e realizzati per una serie di eventi a carattere culturale. Spettacoli di danza - Corsi di recitazioni - Degustazioni enologiche - Rassegne artstiche e  musicali - Concerti di musica emergente - Meeting istituzionali

Progettazione grafica Valerio Barba
(aggiornato 25.11.2016)





























Branded

Branded è un film del 2012 scritto e diretto da Jamie Bradshaw e Aleksandr Dulerayn. In un futuro distopico in cui i marchi aziendali hanno creato una popolazione disillusa, lo sforzo di un uomo per trovare la verità dietro la cospirazione porterà ad un'epica battaglia con le forze nascoste che controllano il mondo. Misha (il protagonista) ha raggiunto il successo come creativo pubblicitario ma un incidente tragico sul set di uno dei suoi spot tronca la sua carriera e lo costringe a un lungo esilio volontario. Dieci anni dopo, si ritrova di fronte a un mondo totalmente cambiato, popolato da strane creature che solo lui riesce a vedere e che hanno la capacità di influenzare i pensieri e le azioni delle persone. Ben presto, si rende conto che le creature sono il frutto di una campagna pubblicitaria clandestina, creata dalla azienda un tempo rivale alla sua per sottolineare gli effetti benevoli del grasso e spingere i consumatori a mangiarne il più possibile. Al fine di salvare l'umanità, Misha usa le sue competenze nel marketing per studiare un piano che lo porterà in rotta di collisione contro gli interessi di una multinazionale, disposta a tutto pur di salvare il proprio fatturato e controllare tutto il pianeta.

Valerio Barba, creativo, blogger, progettista grafico, amante dell'arte e del design,  disegna caratteri tipografici, sperimenta tecniche artigianali, progetta marchi, campagne pubblicitarie e identità visive! 

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Adidas

L'azienda sportiva Adidas è la più grande produttrice di abbigliamento sportivo in Europa, così come la seconda più grande nel mondo.  L'azienda è specializzata non solo in abbigliamento sportivo, ma produce anche borse, scarpe, camicie, vestiti e altri prodotti legati al mondo dello sport. Il marchio Adidas rappresenta la stabilità ed eleganza.

Si compone di un design a tre strisce parallele che simboleggiano una montagna che rivolge la punta verso l'alto, ovvero verso gli obiettivi e le sfide che attendono il fruitore. Nel 1967 il logo con le tre strisce è comparso per la prima volta sulle scarpe. Dopo il successo nel 1971 il logo è cambiato in un trifoglio. Il logo Adidas nel 2005 è diventato un "marchio mondiale" rimanendo sempre molto semplice, sicuro e chiaro. 

Il logo Adidas detiene una posizione influente e imponente, l'impressione di raffinatezza perdura attraverso il suo design semplice in modo impressionante. Il logo Adidas è composto da tre linee parallele che simboleggiano gli obbiettivi che l'atleta deve raggiungere. Ritrae l'immagine forte del benessere aziendale di Adidas. Il colore nero del logo Adidas presenta un motivo di ispirazione per i giovani, coinvolti in attività sportive, fa vivere i loro spiriti e si fa portavoce cosi di una cultura giovanile.  Adidas mantiene un design semplice ma innovativo anche nella scelta del font. Nonostante i cambiamenti, il logo Adidas resta ancora un emblema conosciuto da tutti i giovani. 

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